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Stringimi la mano e ti dirò chi sei

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Vi sarà certamente capitato di criticare o prendere in giro almeno una volta nella vita l’usanza giapponese di salutarsi tramite un inchino. Secondo la cultura giapponese in base all’inclinazione dell’inchino si può stabilire un certo di livello di servilismo (se l’inchino è troppo angolato) o di senso di superiorità e distacco (se l’inchino è troppo poco inclinato), per cui per salutare in maniera corretta bisogna sapersi piegare adeguatamente.
Ma senza guardare al sol levante noi abbiamo dei costumi ben più sofisticati che riguardano invece il saluto per eccellenza di casa nostra: la stretta di mano. Stringere la mano non è un gesto banale, un attento osservatore potrebbe farsi già un’idea di voi solo prendendovi la mano.
Stringimi la mano e ti dirò chi sei…
L’insicuro: non ti guarda in faccia perché concentrato sulla stretta di mano, ha paura di sbagliare e… finisce che sbaglia per davvero. Tira fuori una stretta di mano troppo forte e con un movimento artificiale, a braccio rigido, a volte troppo prolungata e quasi mai incrociando lo sguardo della persona che gli sta davanti.
Il figo: il figo non ti dà una mano, ti lancia un boomerang. Non sai mai come afferrare quella mano ad effetto.
La principessa del regno di “molto, molto lontano”: diffuso soprattutto tra le donne, ma capita anche agli uomini. La “principessa” di turno non ti dà la mano ma ti concede tre o quattro dita in attesa che tu ti inchini e le rivolgi un baciamano da vero gentleman.
Il Supremo: chi intende dominare fin dalla stretta di mano tende a metterti sotto con la mano girando in maniera più o meno energica il polso.
Il servile: al contrario del Supremo gli piace stare sotto.
Lo splendido: lui saluta a due mani quasi come se ti dovesse lanciare in aria per un doppio salto mortale.
Il possessivo: non ti lascerà andare mai più.
L’ultracattolico: ignora la tua mano e ti porge direttamente l’altra guancia, tu ormai hai steso il braccio e non sai più cosa fare di quell’inutile arto…
Il tirchio: non può consumare nemmeno l’olio di gomito, sfalderebbe le articolazioni. Drizza la mano e ti aspetta nel suo corto raggio.
L’invadente: stira il braccio al massimo, si lancia in avanti e ti brucia sul tempo, a stento sei riuscito a togliere la mano dalla tasca...
Il maleducato: tiene le mani in tasca, in compenso alza un sopracciglio e muove una vertebra cervicale.
Il cecchino: per modo di dire! Prende sempre la mira sbagliata, o ti aggancia il polso o ti stringe le dita.
Lo schiacciasassi: ti polverizza la mano.
Il ritardatario: esce la mano troppo tardi quando tu, ormai umiliato, l’hai ritirata. E per compensare l’imbarazzo magari ti dà una pacca sulla spalla facendoti sentire proprio un imbecille.
Una buona stretta di mano deve essere sicura, equilibrata, energica ma non troppo forte, bisogna tenere lo sguardo sulla persona che si saluta. Sembra facile…

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