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Cultura (137)

Un viale a Gela intitolato a Paolo La Rosa. Si trova nel nuovissimo quartiere Marchitello, a nord della rotonda per Macchitella sulla via per Licata. Il viale costeggia l’Istituto IPSIA e il Palacossiga. La manifestazione di inaugurazione avrà luogo domenica 6 maggio alle ore 10 a cura del Centro Culturale “Salvatore Zuppardo”, diretto da Andrea Cassisi che ne aveva fatto richiesta al Comune per la denominazione, alla presenza di amministratori comunali, uomini della cultura e soprattutto di amici che hanno condiviso con lui anni di passione ideale e di lotte per la trasformazione ideale e sociale della città. Paolo La Rosa nato a Mazzarino nel 1925 e morto a  Gela nel 2003, dirigente politico e sindacale impegnato e sindaco di Gela è stato un valoroso combattente per i diritti della povera gente, per la libertà e la democrazia, un dirigente democratico del movimento contadino e operaio, che si batteva per il riscatto ideale e sociale della sua gente, sempre proteso a rivendicare diritti civili, di civiltà e di benessere soprattutto per le classi meno abbienti. Erano anche gli anni del decreto Gullo sulla mezzadria agricola, gli anni della occupazione dei feudi e della conquista del lavoro, che sfociarono con l’eccidio di Portella della Ginestra. Fu in quegli anni, a causa di uno sciopero realizzato a Mazzarino al grido di “Pane e lavoro” che, nella notte tra l’1 e il 2 febbraio del 1948, Paolo La Rosa fu arrestato e portato in carcere assieme ad altri 23 valorosi dirigenti comunisti, tra i quali Totò La Marca e Filippo Siciliano.
Dopo il carcere Paolo andò a dirigere la Camera del lavoro di Mazzarino e riprese le lotte per la occupazione delle terre incolte. Nel 1952 viene mandato a Gela a dirigere la Camera del Lavoro e nel maggio dello stesso anno venne eletto consigliere comunale, seggio che mantenne ininterrottamente per ben 37 anni!
Negli anni del petrolio Paolo La Rosa dirige i petrolieri del Filcep-Cgil e si mette alla testa del movimento affinché il greggio estratto dal sottosuolo gelese venisse sfruttato nella nostra città da uno stabilimento petrolchimico. Paolo divenne amico di Enrico Mattei tanto che, il 19 giugno del 1960, in occasione della posa della prima pietra dello stabilimento petrolchimico, Mattei l’ha voluto in prima fila assieme ai dirigenti regionali del partito come Guido Faletra, Pio La Torre, Pompeo Colajanni e Mommo Li Causi. Ma Mattei muore due anni dopo nel cielo di Bescapè e molti progetti e sogni rimangono nel cassetto. Il 28 dicembre del 1966 Paolo La Rosa viene eletto sindaco di Gela.
Le sue memorie sono state pubblicate in un libro-intervista del suo amico Emanuele Zuppardo dal titolo “Petrolio e lotte di popolo nella Sicilia del feudo”.
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Primo premio per la scuola Marconi, al concorso “Racconta il Venerdì Santo”. La scuola ha vinto il premio con il racconto: “La scoperta di Riccardo…il Venerdì Santo a Licata” a cura di Giulia Calabrese, Emanuela Gibaldi e Giorgia Tealdo. Questa la motivazione della Giuria: “per lo stile narrativo lineare e preciso e per l’attenta e minuziosa analisi storica che permette di vivere compiutamente le tradizioni”.
Ad aprire i lavori il Governatore della Confraternita, dottor Angelo Gambino. I lavori sono stati coordinati dal Delegato alla Cultura, professor Francesco Pira. Il Vice Governatore, professor Angelo Maria Licata, ha invece ricordato la storia e la tradizione della Confraternita.
Poi il via alla Premiazione con due targhe al professor Rosolino Cirrincione e al Maestro Carlo Santamaria visibilmente commossi. Poi il Governatore ha donato una quadro con l’effige del Cristo portato in spalla ai quattro Dirigenti Scolastici degli Istituto coinvolti i professori Francesco Catalano (Istituto Giorgio), Maurilio Lombardo (Istituto Marconi), Maurizio Buccoleri (Istituto Leopardi) e Luigi Costanza (Istituto Quasimodo). Attestati alle docenti impegnate nel progetto dei quattro istituti: Grazia Macrì, Ilaria Ferraro, Rosalia Nogara, Viviana Porrello, Rosalia Licata, Angelica Graci, Maria Graci, Vittoria Rizzo, Caterina Mannino, Tiziana Alesci e Fiorella Silvestri.
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Primo premio per la scuola Marconi, al concorso “Racconta il Venerdì Santo”. La scuola ha vinto il premio con il racconto: “La scoperta di Riccardo…il Venerdì Santo a Licata” a cura di Giulia Calabrese, Emanuela Gibaldi e Giorgia Tealdo. Questa la motivazione della Giuria: “per lo stile narrativo lineare e preciso e per l’attenta e minuziosa analisi storica che permette di vivere compiutamente le tradizioni”.
Ad aprire i lavori il Governatore della Confraternita, dottor Angelo Gambino. I lavori sono stati coordinati dal Delegato alla Cultura, professor Francesco Pira. Il Vice Governatore, professor Angelo Maria Licata, ha invece ricordato la storia e la tradizione della Confraternita.
Poi il via alla Premiazione con due targhe al professor Rosolino Cirrincione e al Maestro Carlo Santamaria visibilmente commossi. Poi il Governatore ha donato una quadro con l’effige del Cristo portato in spalla ai quattro Dirigenti Scolastici degli Istituto coinvolti i professori Francesco Catalano (Istituto Giorgio), Maurilio Lombardo (Istituto Marconi), Maurizio Buccoleri (Istituto Leopardi) e Luigi Costanza (Istituto Quasimodo). Attestati alle docenti impegnate nel progetto dei quattro istituti: Grazia Macrì, Ilaria Ferraro, Rosalia Nogara, Viviana Porrello, Rosalia Licata, Angelica Graci, Maria Graci, Vittoria Rizzo, Caterina Mannino, Tiziana Alesci e Fiorella Silvestri.
 
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'Le Supplici' paragonate ai migranti di oggi": Vittorio Lorenzo Tumeo, di Messina, ha vinto l'undicesima edizione del concorso regionale "Eschilo a Gela", promosso dal locale Istituto del dramma antico (Idae) e dalla Fidapa. Tumeo ha superato 13 avversari provenienti da varie province siciliane e due anche da Roma. Il secondo posto è andato proprio a una concorrente romana, Eugenia Grimaldi; alla terza posizione si è piazzata Giulia Vicari, di Enna.
    Oltre ad attestati e medaglie, ai primi tre classificati sono andati anche premi in denaro. La cerimonia di premiazione si è svolta, stamani, nell'auditorium del liceo classico Eschilo di Gela. Il presidente dell'Idae, Giorgio Romano, ha sottolineato come "la tragedia eschilea, a distanza di 2500 anni, risulti realisticamente attuale, visto l'incommensurabile esodo di migranti di questi ultimi anni".

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Grande attesa e trepidazione per la presentwzione dell’ultima opera di Silvana Grasso. La scrittrice, che torna dopo tre anni con un nuovo romanzo intitolato “Solo se c’è la Luna”, salirà sul palco del Teatro “Eschilo” Venerdì prossimo alle ore 20. Quello che si preannuncia 0particolari dell’evento saranno illustrati dalla stessa Scrittrice nel corso di una conferenza stampa che, terrà assieme all’assessore comunale Licia Abela, domani alle ore 16:00, presso l’ufficio di Gabinetto del Sindaco.
 
Emanuele Pirone
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Passione per la storia e per la politica, due elementi che hanno dato vita al romanzo di Vittorio Nalbone, La Società Raggiante. Un libro che nasce da quello che lo stesso autore chiama scrittura riflettuta, ossia pensata e figlia di esperienze e letture, è invece veicolo di importanti idee e progetti, e può diventare veicolo per il superamento della "crisi culturale" che affligge fin troppe realtà, a partire dalla nostra città di Gela. Totò Catania ha intervistato per Tensivamente il giovanissimo autore.

Quando è nata l'idea di scrivere un romanzo?

L'idea di questo romanzo si è formata nel corso di diversi anni. I primissimi elementi risalgono alla mia infanzia, e sono frutto di mappe fantastiche e giochi che inventavo nel tempo libero. Da sempre attirato dalla Storia e, divenuto un po' più grande, dalla Politica, ho fuso questi interessi ai molti scenari e alle molte storielle che mi ero inventato negli anni. A 14 anni ho però iniziato a dare forma al romanzo vero e proprio, forma che nella sua ossatura generale ho definito l'anno successivo. Da allora ho iniziato a lavorare al libro, cercando di coniugare l'andamento della trama alle tematiche che volevo venissero fuori dal racconto, ossia gli ideali che fanno parte di me.

Raccontaci in breve il tuo romanzo

Parlando della trama, bisogna tenere presente che l'ambientazione del racconto ne è, in qualche modo, anche protagonista. È il pianeta Ogmìdia, mondo in cui è presente la vita e perfino quattro razze di esseri intelligenti, ma soprattutto in cui si manifesta l'Entragìa. Che cos'è? L'entragia è, per definizione, una qualunque forma di energia scomposta nella sua componente primordiale. In questo pianeta tutti gli esseri viventi sono in grado di sfruttarla, e più di tutti gli appartenenti alle quattro razze "superiori", dette Stirpi. Questi vivono nelle molte nazioni del pianeta, per la maggior parte riunitesi nella Confederazione Entragica. 
Un giorno, in un paesino di uno dei tanti Stati d'Ogmidia, un ragazzo di nome Trùvian Vàlior attende di incominciare a lavorare, poiché ha finito la scuola e non può permettersi l'Università. L'incontro di un bizzarro sconosciuto sconvolgerà la sua vita, portandolo a vivere in un altro continente. L'apparente lieto fine si tramuterà in un nuovo inizio, dando il via ad un'avventura inattesa: una battaglia per la giustizia da ridare ad un popolo oppresso, che diverrà una sfida alla Confederazione stessa, fino ad allora creduta unicamente fonte di sicurezza, pace e sviluppo per ogni ogmidiense. Un mistero antico millenni condurrà il giovane Truvian e personaggi d'ogni estrazione sociale alla ricerca della verità, nel corso di un romanzo che unisce elementi di fantascienza all'avventura e al thriller politico.

Secondo te, che valore ha oggi la scrittura per i giovani?

Trovo che sia uno dei pochi canali sani che siano rimasti per l'espressione di noi giovani. Bisogna fare, però, un distinguo sugli usi della scrittura: quella da leoni da tastiera, che sui social imperversano indomiti, molto spesso produce solo aria fritta, e inoltre alimenta la diffusione di populismi e bufale coi fiocchi; la scrittura "riflettuta", ossia pensata e figlia di esperienze e letture, è invece veicolo di importanti idee e progetti, e può diventare veicolo per il superamento della "crisi culturale" che affligge fin troppe realtà, a partire dalla nostra città di Gela

Dove hai attinto ispirazione per i personaggi, la trama, i contenuti. Insomma raccontaci qualche retroscena
 

Le fonti principali che mi hanno fornito idee, spunti per la trama e per i personaggi sono state le mie letture, e si spazia molto: da Harry Potter alla Storia Infinita, da 1984 al Signore degli Anelli, da Hunger Games al Candido di Leonardo Sciascia, e perfino alla Bibbia. Storie talvolta lontane anni luce tra loro, ma che hanno certamente contribuito alla mia formazione.

A chi dedichi questa prima produzione letteraria?

Quest'opera mira, tra le altre cose, ad abbattere un nemico dell'informazione: il pregiudizio. Sia il pregiudizio razziale, trattato nel corso del romanzo, sia, più semplicemente, il preconcetto che si può avere nei confronti di un ragazzo che scrive un romanzo. Insomma, dedico questa mia opera prima a chi, nonostante tutte le avversità, porta avanti i propri progetti senza risparmiarsi.

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 “E'arrivato l’Ambasciatore” è l’ultima fatica letteraria della scrittrice Annamaria Piccione, considerata da molti, una delle più valide rappresentati della narrativa italiana per ragazzi.
Il libro, che verrà presentato domani alle 11 nell'aula magna della Scuola Media Ettore Romagnoli, racconta la storia di Hakim, partito dall’Eritrea da qualche anno “in cerca di fortuna”.  Ad un certo punto, non si hanno più notizie del giovane eritro, tanto che la madre, cade in una grave forma di depressione. Questo spinge Ayub, il fratello minore di Hakim, a partire per l’Italia con l’intento di trovare il fratello del quale non si sa più nulla. Un lungo viaggio in mare, poi l’arrivo in Sicilia e lo smistamento in uno dei tanti centri di identificazione, dal quale il povero Ayub riesce a fuggire. Durante la sua fuga finisce sotto le ruote del medico Michele che, inizialmente vuole soltanto soccorrere il ragazzino con il quale stabilisce subito un contatto grazie al fatto che Ayub comprende l’italiano ma poi, nasce un bellissimo rapporto tra Michele e Ayub.
 Contestualmente alla presentazione del libro, la compagnia teatrale della scrittrice, metterà in scena l’opera con il coinvolgimento degli alunni delle classi prime dell’istituto.

Emanuele Pirone
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Non ha deluso le attese lo spettacolo teatrale dal titolo "Marì" portato in scena ieri sera, al teatro Eschilo, dalla compagnia Teatro dei servi Disobbedienti. Un dramma intenso che ha ripercorso la tragica storia di una bambina stuprata dallo zio all'età di sette anni. Quattro ragazze, sapientemente dirette da Federica Amatuccio, capaci di trasferire al pubblico presente in platea, le angosce di una bimba, in tenera età, molestata dallo zio. Un mix di voci, danze pulsate e luci soffuse, in grado di andare a segno e di far riflettere i presenti.
Strepitosa l'interpretazione delle quattro attrici: Francesca Lateana (Marì bambina), Valeria Iudici (Marì adulta), Martina Morabito (madre) e Francesca Di Paolo (nella parte della morte) che hanno retto la scena ininterrottamente per oltre un'ora, catalizzando l'attenzione quasi con violenza, la stessa violenza usata dallo zio di Marì, ripagato con gli interessi dalla stessa bambina diventata poi adulta.
Emozionanti le note ed il testo della canzone "Mio zio" di Carmen Consoli che ha ispirato la storia e che ha concluso, in un crescendo di pathos, l'opera teatrale. 

 
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Il pittore Antonio Occhipinti ha eseguito il ritratto del Professor Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani. Nell’opera realizzata ad acquerello, della misura di cm 100x70, si vede Paolucci ergersi maestoso al centro del quadro tra i capolavori d’arte di cui è ricco il nostro patrimonio artistico e culturale come la cupola di San Pietro, il baldacchino del Bernini ed altre architetture e opere d’arte dal direttore amate, come la Pietà di Michelangelo, la Gioconda di Leonardo e i ritratti di artisti che hanno fatto la storia dell’arte. “Sono un uomo fortunato” ha dichiarato” il prof. Antonio Paolucci che ringrazia il “gentile e caro Maestro” Antonio Occhipinti. “Lei mi ha voluto onorare con questo magnifico ritratto. Sono rimasto colpito e sinceramente ammirato. Il suo ritratto è un capolavoro di restituzione fisionomica e psicologica. Grazie a Lei, io mi sono visto come sono o come credo di essere. È straordinaria la Sua capacità di entrare nell’anima delle persone. Che altro dirLe se non che spero di avere la possibilità di disobbligarmi. Grazie anche delle parole di stima che sicuramente non merito ma che mi hanno fatto ugualmente molto piacere. Un grazie moltiplicato per mille da Antonio Paolucci” “Ho avuto sempre grande ammirazione - dice il pittore Occhipinti - per il Prof. Antonio Paolucci, uomo colto e nel contempo tanto affabile che ha vissuto d’arte, nutrendosi e godendo della bellezza che essa esprime. L’ho ascoltato descrivere i capolavori presenti tra le sacre mura capitoline, in particolare dei musei che lui ha diretto, dove ci ha parlato della Cappella Sistina o delle stanze di Raffaello e mi ha sorpreso e impressionato il passaggio di una sua intervista che così concludeva: “La sera, quando tutti i visitatori lasciano i musei, io esco dal mio ufficio, accendo le luci e visito tutto da solo i capolavori esposti … e, pensate, che per questo mi pagano pure!”. Mi viene quasi l’invidia per questo uomo straordinario che ha diretto anche i più grandi musei italiani e conosce l’arte e gli artisti come pochi studiosi o critici d’arte”. Il professor Paolucci, classe 1939, è nato a Rimini ma è romano di adozione, storico dell’arte, fu nominato da papa Ratzinger nel 2007 direttore dei Musei Vaticani. In passato è stato direttore degli Uffizi, Soprintendente a Venezia, Verona e Mantova e del Polo museale fiorentino. Durante le esequie di Giovanni Paolo II in Vaticano il direttore dei Musei Vaticani ha scelto un ritratto che Occhipinti aveva eseguito per il defunto Papa, facendolo appendere dietro la scrivania del Segretario di Stato cardinale Ratzinger che per l’occasione accoglieva le delegazioni straniere per le condoglianze e rendendolo molto visibile all’ammirazione di quanti lo osservavano. Anche a Papa Benedetto XVI e a Papa Francesco il maestro Occhipinti ha eseguito i ritratti, così come al nostro vescovo Mons. Rosario Gisana.
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La seconda edizione del concorso canoro "Una voce per la Sicilia" si chiude con il successo di Riccardo Guardabasso, Marta Barrano e Hayda Patola. Sono loro a trionfare al termine di una gara che ha visto la partecipazione di ben 19 concorrenti, tutti bravi, tutti meritevoli di aspirare ad intraprendere la carriera di cantante.
Un format interessante, capace di richiamare alla memoria trasmissioni del calibro di X Factor. Tre giudici competenti quali Ivan Lazzara, Marco Vito e Peppe Arezzo, chiamati a valutare i concorrenti ed a motivare la loro votazione, dando vita a momenti di forte interesse.
Tre vincitori per tre categorie differenti. 
Nella categoria Senior è stato Riccardo Guardabasso a vincere il primo premio, conquistando con la sua voce calda e ben impostata i giudici della gara. Altra vincitrice è stata Marta Barrano che si è imposta nella categoria giovani. Tenerissima e con un futuro canoro ricco di soddisfazioni la piccola Hayda Patola che si è aggiudicata la coppa nella categoria Junior.
Una giuria composta dal sindaco Messinese e dagli assessori Siciliano, Catania e Salinitro, ha assegnato ad Alyssia Patola il premio della critica. Mentre ad aggiudicarsi quello della stampa è stata Chiara Occhipinti. Un ultimo premio è stato assegnato a Zaira Di Grazia che ha sbaragliato la concorrenza nel particolare premio Facebook.
Autentico mattatore della serata ripresa integralmente dalle telecamere di Rete Chiara è stato l'ideatore e conduttore della manifestazione canora, Emanuele D'Angeli che ha condotto in maniera magistrale la serata, accompagnato in maniera impeccabile dalla sempre elegante Adriana Fazio.
Belle e suggestive le coreografie curate dalla maestra Claudia Abbate dell'Opificio Artistico.

 
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