Tensivamente

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Cultura (139)

di Zaira Placenti

Si muove agilmente sul palco, si sente a proprio agio, sa di essere brava e si percepisce. Il pubblico che l’ha seguita dalle poltrone dell’Eschilo Lab erarapito dalla sua voce e dalla sua capacità di interpretare brani totalmente diversi l’uno dall’altro. Giuliana Fraglica, con la sua voce soul potente, è scesa dai suoi tacchi per ballare mentre cantava “Cure me “ di Elisa, ha riarrangiato la disco music di Gala, per poi passare al dialetto siciliano de “La finestra” di Carmen Consoli citando anche Ettore Petrolini quando ha accennato a cappella “Tanto pe cantà”, nella versione di Gigi Proietti. E si capiva chiaramente che non è “soltanto” una cantante. Giuliana infatti è anche una scrittrice. Ha iniziato a comporre testiquando aveva solo 19 anni, seguendo il suggerimento del padre e nel 2000 è entrata a far parte dei Flanders, gruppo che l’ha portata a calcare i palcoscenici di New York, San Francisco, Denver, Florida, Polonia, fino al 2012, anno in cui il gruppo ha deciso di prendere una pausa. E quello è stato il momento in cui ha tirato fuori dal cassetto un altro dei suoi sogni, la creazione di fiabe per bambini. “Scintilla” e “Tuono”, pubblicate grazie ad una casa editrice palermitana, sono entrate a far parte della narrativa scolastica. Ha scritto anchemonologhi teatrali che sono stati prodotti e tradotti in inglese e sono in lizza al Fringe festival di Edimburgo. Ha lavorato in radio alla conduzione di diverse trasmissioni, è diventata assistente coreografa e presto fonderà una compagnia di teatro-danza seguendo le orme di Pina Bausch. E per ripagare la vita per la fortuna che le ha regalato, Giuliana ha voluto donare alla giovaneGiulia Spinello la stessa opportunità. La giovane talentuosa sedicenne era al suo fianco sul palchetto. Giulia ha alle spalle diverse partecipazioni a Festival locali. Ha cantato una canzone di Mina lasciando il pubblico senza fiato, si è esibita in un testo più recente,  quello di Levante, portando una ventata di novità. Voci versatili entrambe, hanno concluso la loro esibizione con “FixYou” dei Coldplay. «Cantare non è solo aprire la bocca e fare uscire delle parole, cantare a che fare con l’anima, con qualcosa  che è difficile spiegare, che generalmente si chiama cuore. Lei è, voce del verbo essere, esistere. Lei è del quartiere Settefarine e questa è stata è stata una delle ragioni per cui ho chiesto a Giuia di dividere il palco con me. Se volesse incidere un album potrei scriverle le canzoni anche domani, abbiamo anche la casa discografica». Con questa dichiarazione un po’ materna, un po’ alla Maionchi del più famoso talent, Giulia & Giulia hanno dato il loro appuntamento alla prossima serata all’Eschilo Lab.
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Oltre millecinquecento persone e tanti applausi ieri sera alle mura Timoleontee di Gela per l'unica tappa del 2017 in Sicilia del "Dionysus" Il dio nato due volte". Lo spettacolo, portato in scena con maestria dal regista Daniele Salvo, grazie all'interessamento della Pro Loco ed in particolare da Fabiola Polara, Giuseppe D'Onchia, Rosario Grillo, Valter Miccichè ed Emiliano Sigona. Suggestiva la location, con una sorta di anfiteatro ricavato accanto alle antiche mura di Gela, con il mare a fare da sfondo al palcoscenico e le fronde degli alberi mosse dalla leggera brezza crepuscolare, quasi a diventare parte integrante della tragedia greca. Un'esperienza assolutamente da ripetere e assolutamente apprezzata dal numeroso pubblico che dimostra, ancora una volta, che Gela è in grado di ospitare eventi di una certa portata.
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Un viale a Gela intitolato a Paolo La Rosa. Si trova nel nuovissimo quartiere Marchitello, a nord della rotonda per Macchitella sulla via per Licata. Il viale costeggia l’Istituto IPSIA e il Palacossiga. La manifestazione di inaugurazione avrà luogo domenica 6 maggio alle ore 10 a cura del Centro Culturale “Salvatore Zuppardo”, diretto da Andrea Cassisi che ne aveva fatto richiesta al Comune per la denominazione, alla presenza di amministratori comunali, uomini della cultura e soprattutto di amici che hanno condiviso con lui anni di passione ideale e di lotte per la trasformazione ideale e sociale della città. Paolo La Rosa nato a Mazzarino nel 1925 e morto a  Gela nel 2003, dirigente politico e sindacale impegnato e sindaco di Gela è stato un valoroso combattente per i diritti della povera gente, per la libertà e la democrazia, un dirigente democratico del movimento contadino e operaio, che si batteva per il riscatto ideale e sociale della sua gente, sempre proteso a rivendicare diritti civili, di civiltà e di benessere soprattutto per le classi meno abbienti. Erano anche gli anni del decreto Gullo sulla mezzadria agricola, gli anni della occupazione dei feudi e della conquista del lavoro, che sfociarono con l’eccidio di Portella della Ginestra. Fu in quegli anni, a causa di uno sciopero realizzato a Mazzarino al grido di “Pane e lavoro” che, nella notte tra l’1 e il 2 febbraio del 1948, Paolo La Rosa fu arrestato e portato in carcere assieme ad altri 23 valorosi dirigenti comunisti, tra i quali Totò La Marca e Filippo Siciliano.
Dopo il carcere Paolo andò a dirigere la Camera del lavoro di Mazzarino e riprese le lotte per la occupazione delle terre incolte. Nel 1952 viene mandato a Gela a dirigere la Camera del Lavoro e nel maggio dello stesso anno venne eletto consigliere comunale, seggio che mantenne ininterrottamente per ben 37 anni!
Negli anni del petrolio Paolo La Rosa dirige i petrolieri del Filcep-Cgil e si mette alla testa del movimento affinché il greggio estratto dal sottosuolo gelese venisse sfruttato nella nostra città da uno stabilimento petrolchimico. Paolo divenne amico di Enrico Mattei tanto che, il 19 giugno del 1960, in occasione della posa della prima pietra dello stabilimento petrolchimico, Mattei l’ha voluto in prima fila assieme ai dirigenti regionali del partito come Guido Faletra, Pio La Torre, Pompeo Colajanni e Mommo Li Causi. Ma Mattei muore due anni dopo nel cielo di Bescapè e molti progetti e sogni rimangono nel cassetto. Il 28 dicembre del 1966 Paolo La Rosa viene eletto sindaco di Gela.
Le sue memorie sono state pubblicate in un libro-intervista del suo amico Emanuele Zuppardo dal titolo “Petrolio e lotte di popolo nella Sicilia del feudo”.
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Primo premio per la scuola Marconi, al concorso “Racconta il Venerdì Santo”. La scuola ha vinto il premio con il racconto: “La scoperta di Riccardo…il Venerdì Santo a Licata” a cura di Giulia Calabrese, Emanuela Gibaldi e Giorgia Tealdo. Questa la motivazione della Giuria: “per lo stile narrativo lineare e preciso e per l’attenta e minuziosa analisi storica che permette di vivere compiutamente le tradizioni”.
Ad aprire i lavori il Governatore della Confraternita, dottor Angelo Gambino. I lavori sono stati coordinati dal Delegato alla Cultura, professor Francesco Pira. Il Vice Governatore, professor Angelo Maria Licata, ha invece ricordato la storia e la tradizione della Confraternita.
Poi il via alla Premiazione con due targhe al professor Rosolino Cirrincione e al Maestro Carlo Santamaria visibilmente commossi. Poi il Governatore ha donato una quadro con l’effige del Cristo portato in spalla ai quattro Dirigenti Scolastici degli Istituto coinvolti i professori Francesco Catalano (Istituto Giorgio), Maurilio Lombardo (Istituto Marconi), Maurizio Buccoleri (Istituto Leopardi) e Luigi Costanza (Istituto Quasimodo). Attestati alle docenti impegnate nel progetto dei quattro istituti: Grazia Macrì, Ilaria Ferraro, Rosalia Nogara, Viviana Porrello, Rosalia Licata, Angelica Graci, Maria Graci, Vittoria Rizzo, Caterina Mannino, Tiziana Alesci e Fiorella Silvestri.
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Primo premio per la scuola Marconi, al concorso “Racconta il Venerdì Santo”. La scuola ha vinto il premio con il racconto: “La scoperta di Riccardo…il Venerdì Santo a Licata” a cura di Giulia Calabrese, Emanuela Gibaldi e Giorgia Tealdo. Questa la motivazione della Giuria: “per lo stile narrativo lineare e preciso e per l’attenta e minuziosa analisi storica che permette di vivere compiutamente le tradizioni”.
Ad aprire i lavori il Governatore della Confraternita, dottor Angelo Gambino. I lavori sono stati coordinati dal Delegato alla Cultura, professor Francesco Pira. Il Vice Governatore, professor Angelo Maria Licata, ha invece ricordato la storia e la tradizione della Confraternita.
Poi il via alla Premiazione con due targhe al professor Rosolino Cirrincione e al Maestro Carlo Santamaria visibilmente commossi. Poi il Governatore ha donato una quadro con l’effige del Cristo portato in spalla ai quattro Dirigenti Scolastici degli Istituto coinvolti i professori Francesco Catalano (Istituto Giorgio), Maurilio Lombardo (Istituto Marconi), Maurizio Buccoleri (Istituto Leopardi) e Luigi Costanza (Istituto Quasimodo). Attestati alle docenti impegnate nel progetto dei quattro istituti: Grazia Macrì, Ilaria Ferraro, Rosalia Nogara, Viviana Porrello, Rosalia Licata, Angelica Graci, Maria Graci, Vittoria Rizzo, Caterina Mannino, Tiziana Alesci e Fiorella Silvestri.
 
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'Le Supplici' paragonate ai migranti di oggi": Vittorio Lorenzo Tumeo, di Messina, ha vinto l'undicesima edizione del concorso regionale "Eschilo a Gela", promosso dal locale Istituto del dramma antico (Idae) e dalla Fidapa. Tumeo ha superato 13 avversari provenienti da varie province siciliane e due anche da Roma. Il secondo posto è andato proprio a una concorrente romana, Eugenia Grimaldi; alla terza posizione si è piazzata Giulia Vicari, di Enna.
    Oltre ad attestati e medaglie, ai primi tre classificati sono andati anche premi in denaro. La cerimonia di premiazione si è svolta, stamani, nell'auditorium del liceo classico Eschilo di Gela. Il presidente dell'Idae, Giorgio Romano, ha sottolineato come "la tragedia eschilea, a distanza di 2500 anni, risulti realisticamente attuale, visto l'incommensurabile esodo di migranti di questi ultimi anni".

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Grande attesa e trepidazione per la presentwzione dell’ultima opera di Silvana Grasso. La scrittrice, che torna dopo tre anni con un nuovo romanzo intitolato “Solo se c’è la Luna”, salirà sul palco del Teatro “Eschilo” Venerdì prossimo alle ore 20. Quello che si preannuncia 0particolari dell’evento saranno illustrati dalla stessa Scrittrice nel corso di una conferenza stampa che, terrà assieme all’assessore comunale Licia Abela, domani alle ore 16:00, presso l’ufficio di Gabinetto del Sindaco.
 
Emanuele Pirone
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Passione per la storia e per la politica, due elementi che hanno dato vita al romanzo di Vittorio Nalbone, La Società Raggiante. Un libro che nasce da quello che lo stesso autore chiama scrittura riflettuta, ossia pensata e figlia di esperienze e letture, è invece veicolo di importanti idee e progetti, e può diventare veicolo per il superamento della "crisi culturale" che affligge fin troppe realtà, a partire dalla nostra città di Gela. Totò Catania ha intervistato per Tensivamente il giovanissimo autore.

Quando è nata l'idea di scrivere un romanzo?

L'idea di questo romanzo si è formata nel corso di diversi anni. I primissimi elementi risalgono alla mia infanzia, e sono frutto di mappe fantastiche e giochi che inventavo nel tempo libero. Da sempre attirato dalla Storia e, divenuto un po' più grande, dalla Politica, ho fuso questi interessi ai molti scenari e alle molte storielle che mi ero inventato negli anni. A 14 anni ho però iniziato a dare forma al romanzo vero e proprio, forma che nella sua ossatura generale ho definito l'anno successivo. Da allora ho iniziato a lavorare al libro, cercando di coniugare l'andamento della trama alle tematiche che volevo venissero fuori dal racconto, ossia gli ideali che fanno parte di me.

Raccontaci in breve il tuo romanzo

Parlando della trama, bisogna tenere presente che l'ambientazione del racconto ne è, in qualche modo, anche protagonista. È il pianeta Ogmìdia, mondo in cui è presente la vita e perfino quattro razze di esseri intelligenti, ma soprattutto in cui si manifesta l'Entragìa. Che cos'è? L'entragia è, per definizione, una qualunque forma di energia scomposta nella sua componente primordiale. In questo pianeta tutti gli esseri viventi sono in grado di sfruttarla, e più di tutti gli appartenenti alle quattro razze "superiori", dette Stirpi. Questi vivono nelle molte nazioni del pianeta, per la maggior parte riunitesi nella Confederazione Entragica. 
Un giorno, in un paesino di uno dei tanti Stati d'Ogmidia, un ragazzo di nome Trùvian Vàlior attende di incominciare a lavorare, poiché ha finito la scuola e non può permettersi l'Università. L'incontro di un bizzarro sconosciuto sconvolgerà la sua vita, portandolo a vivere in un altro continente. L'apparente lieto fine si tramuterà in un nuovo inizio, dando il via ad un'avventura inattesa: una battaglia per la giustizia da ridare ad un popolo oppresso, che diverrà una sfida alla Confederazione stessa, fino ad allora creduta unicamente fonte di sicurezza, pace e sviluppo per ogni ogmidiense. Un mistero antico millenni condurrà il giovane Truvian e personaggi d'ogni estrazione sociale alla ricerca della verità, nel corso di un romanzo che unisce elementi di fantascienza all'avventura e al thriller politico.

Secondo te, che valore ha oggi la scrittura per i giovani?

Trovo che sia uno dei pochi canali sani che siano rimasti per l'espressione di noi giovani. Bisogna fare, però, un distinguo sugli usi della scrittura: quella da leoni da tastiera, che sui social imperversano indomiti, molto spesso produce solo aria fritta, e inoltre alimenta la diffusione di populismi e bufale coi fiocchi; la scrittura "riflettuta", ossia pensata e figlia di esperienze e letture, è invece veicolo di importanti idee e progetti, e può diventare veicolo per il superamento della "crisi culturale" che affligge fin troppe realtà, a partire dalla nostra città di Gela

Dove hai attinto ispirazione per i personaggi, la trama, i contenuti. Insomma raccontaci qualche retroscena
 

Le fonti principali che mi hanno fornito idee, spunti per la trama e per i personaggi sono state le mie letture, e si spazia molto: da Harry Potter alla Storia Infinita, da 1984 al Signore degli Anelli, da Hunger Games al Candido di Leonardo Sciascia, e perfino alla Bibbia. Storie talvolta lontane anni luce tra loro, ma che hanno certamente contribuito alla mia formazione.

A chi dedichi questa prima produzione letteraria?

Quest'opera mira, tra le altre cose, ad abbattere un nemico dell'informazione: il pregiudizio. Sia il pregiudizio razziale, trattato nel corso del romanzo, sia, più semplicemente, il preconcetto che si può avere nei confronti di un ragazzo che scrive un romanzo. Insomma, dedico questa mia opera prima a chi, nonostante tutte le avversità, porta avanti i propri progetti senza risparmiarsi.

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 “E'arrivato l’Ambasciatore” è l’ultima fatica letteraria della scrittrice Annamaria Piccione, considerata da molti, una delle più valide rappresentati della narrativa italiana per ragazzi.
Il libro, che verrà presentato domani alle 11 nell'aula magna della Scuola Media Ettore Romagnoli, racconta la storia di Hakim, partito dall’Eritrea da qualche anno “in cerca di fortuna”.  Ad un certo punto, non si hanno più notizie del giovane eritro, tanto che la madre, cade in una grave forma di depressione. Questo spinge Ayub, il fratello minore di Hakim, a partire per l’Italia con l’intento di trovare il fratello del quale non si sa più nulla. Un lungo viaggio in mare, poi l’arrivo in Sicilia e lo smistamento in uno dei tanti centri di identificazione, dal quale il povero Ayub riesce a fuggire. Durante la sua fuga finisce sotto le ruote del medico Michele che, inizialmente vuole soltanto soccorrere il ragazzino con il quale stabilisce subito un contatto grazie al fatto che Ayub comprende l’italiano ma poi, nasce un bellissimo rapporto tra Michele e Ayub.
 Contestualmente alla presentazione del libro, la compagnia teatrale della scrittrice, metterà in scena l’opera con il coinvolgimento degli alunni delle classi prime dell’istituto.

Emanuele Pirone
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Non ha deluso le attese lo spettacolo teatrale dal titolo "Marì" portato in scena ieri sera, al teatro Eschilo, dalla compagnia Teatro dei servi Disobbedienti. Un dramma intenso che ha ripercorso la tragica storia di una bambina stuprata dallo zio all'età di sette anni. Quattro ragazze, sapientemente dirette da Federica Amatuccio, capaci di trasferire al pubblico presente in platea, le angosce di una bimba, in tenera età, molestata dallo zio. Un mix di voci, danze pulsate e luci soffuse, in grado di andare a segno e di far riflettere i presenti.
Strepitosa l'interpretazione delle quattro attrici: Francesca Lateana (Marì bambina), Valeria Iudici (Marì adulta), Martina Morabito (madre) e Francesca Di Paolo (nella parte della morte) che hanno retto la scena ininterrottamente per oltre un'ora, catalizzando l'attenzione quasi con violenza, la stessa violenza usata dallo zio di Marì, ripagato con gli interessi dalla stessa bambina diventata poi adulta.
Emozionanti le note ed il testo della canzone "Mio zio" di Carmen Consoli che ha ispirato la storia e che ha concluso, in un crescendo di pathos, l'opera teatrale. 

 
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