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Moda

Moda (7)

Oggi la chiamiamo 'tomboy', letteralmente 'maschiaccio'. È la tendenza del gentil sesso a far trasparire il suo lato maschile ­ che si cela dietro le apparenze di un corpo sinuoso ­ mixato all'essenza di donna che rende tutto più sexy. Già all'inizio del '900, Coco Chanel decise di spogliare le donne dai soliti corpetti costringenti per rendere il loro corpo libero dentro larghe camicie di taglio maschile.
Dopo qualche decennio, Katharine Hepburn creò uno stile adatto alla sua personalità rivoluzionaria: un mix perfetto tra la semplicità di un abito maschile e la sensualità di un accessorio tipicamente femminile. Miscelò perfettamente comodità ed eleganza, associando un completo da uomo a mocassini stringati con tacco. A "portare i pantaloni" nel mondo della moda degli anni '30 fu Marlene Dietrich, icona cinematografica carismatica, ammirata e plagiata da tutti, capace di costruirsi il personaggio di 'femme fatale'. La diva tedesca passò alla storia presentandosi a una prima con indosso uno smoking maschile nero e ai piedi scarpe di vernice. I riflettori però sono tutti puntati sui pantaloni, per la prima volta indossati da una donna: a palazzo, molto larghi in fondo, e stretti in vita, che mettevano in risalto uno dei punti più sensuali del corpo femminile.
Questo nuovo stile suscitò non poche polemiche tra le sue colleghe: mentre fu subito amato da alcune, altre lo contestarono pesantemente per il suo essere lontano dal mondo della donna.
Gli anni ’50 vedono come protagonista la più elegante del mondo del cinema, Audrey Hepburn. Possiamo definirla ‘donna in camicia’; la indossava nelle più svariate occasioni, la utilizzava come camicia da notte, la sfoggiava in giro in Vespa per le strade della capitale in “Vacanze romane”.
Nel 1975, la copertina dell’album “Horses” ritraeva l’autrice Patti Smith in vesti maschili. L’album riscosse un enorme successo, tanto da far diventare quella camicia bianca da uomo un’ossessione per tutti.
Sulla scia di questo successo, Giorgio Armani, nelle passerelle degli anni ’80 renderà l’indumento maschile protagonista assoluto. La sua collezione fu definita dal Daily news «sottile fecondazione incrociata fra moda maschile e femminile». E poi, come dimenticare la bellissima e sensualissima Kim Basinger vestita da uomo con tanto di baffi nel film 9 settimane e 1⁄2? Oppure l’accattivante Uma Thurman diretta magistralmente da Quentin Tarantino in Pulp fiction dal look semplice e classico con i suoi memorabili gemelli?
Oggi il tomboy è diventato un vero e proprio atteggiamento più che un semplice stile di moda. Infatti, le donne si sentono a loro agio con indosso uno moking tanto da considerare questi indumenti prettamente maschili come propri. Anche cravatta e papillon non sono considerati più un tabù, anzi sono utilizzati estrosamente come accessori femminile.
Consigli per l’outfit perfetto:
Per non passare inosservate, l’elemento immancabile è indubbiamente la camicia bianca da uomo che abbinerei a una giacca da smoking. Impreziosirei il tutto con una cravatta, magari presa in prestito dall’armadio di papà, annodata nella maniera più estrosa possibile. Via libera a papillon, bretelle, gemelli. Tutto questo non deve farci dimenticare che siamo comunque donne: il tacco a spillo è d’obbligo. Il trucco ad hoc sarà uno smokey eyes con alle labbra l’immancabile rossetto rosso. Utilizzando questi ingredienti, sbizzarritevi: sarete belle in ogni caso.

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Vi sarà certamente capitato di criticare o prendere in giro almeno una volta nella vita l’usanza giapponese di salutarsi tramite un inchino. Secondo la cultura giapponese in base all’inclinazione dell’inchino si può stabilire un certo di livello di servilismo (se l’inchino è troppo angolato) o di senso di superiorità e distacco (se l’inchino è troppo poco inclinato), per cui per salutare in maniera corretta bisogna sapersi piegare adeguatamente.
Ma senza guardare al sol levante noi abbiamo dei costumi ben più sofisticati che riguardano invece il saluto per eccellenza di casa nostra: la stretta di mano. Stringere la mano non è un gesto banale, un attento osservatore potrebbe farsi già un’idea di voi solo prendendovi la mano.
Stringimi la mano e ti dirò chi sei…
L’insicuro: non ti guarda in faccia perché concentrato sulla stretta di mano, ha paura di sbagliare e… finisce che sbaglia per davvero. Tira fuori una stretta di mano troppo forte e con un movimento artificiale, a braccio rigido, a volte troppo prolungata e quasi mai incrociando lo sguardo della persona che gli sta davanti.
Il figo: il figo non ti dà una mano, ti lancia un boomerang. Non sai mai come afferrare quella mano ad effetto.
La principessa del regno di “molto, molto lontano”: diffuso soprattutto tra le donne, ma capita anche agli uomini. La “principessa” di turno non ti dà la mano ma ti concede tre o quattro dita in attesa che tu ti inchini e le rivolgi un baciamano da vero gentleman.
Il Supremo: chi intende dominare fin dalla stretta di mano tende a metterti sotto con la mano girando in maniera più o meno energica il polso.
Il servile: al contrario del Supremo gli piace stare sotto.
Lo splendido: lui saluta a due mani quasi come se ti dovesse lanciare in aria per un doppio salto mortale.
Il possessivo: non ti lascerà andare mai più.
L’ultracattolico: ignora la tua mano e ti porge direttamente l’altra guancia, tu ormai hai steso il braccio e non sai più cosa fare di quell’inutile arto…
Il tirchio: non può consumare nemmeno l’olio di gomito, sfalderebbe le articolazioni. Drizza la mano e ti aspetta nel suo corto raggio.
L’invadente: stira il braccio al massimo, si lancia in avanti e ti brucia sul tempo, a stento sei riuscito a togliere la mano dalla tasca...
Il maleducato: tiene le mani in tasca, in compenso alza un sopracciglio e muove una vertebra cervicale.
Il cecchino: per modo di dire! Prende sempre la mira sbagliata, o ti aggancia il polso o ti stringe le dita.
Lo schiacciasassi: ti polverizza la mano.
Il ritardatario: esce la mano troppo tardi quando tu, ormai umiliato, l’hai ritirata. E per compensare l’imbarazzo magari ti dà una pacca sulla spalla facendoti sentire proprio un imbecille.
Una buona stretta di mano deve essere sicura, equilibrata, energica ma non troppo forte, bisogna tenere lo sguardo sulla persona che si saluta. Sembra facile…

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Si è svolta a Enna la finalissima di Sicilia Outlet Village Model, prestigiosissimo casting moda per aspiranti modelli. La giovanissima Giorgia D’Errico, gelese, 15 anni, ha avuto la meglio. Giorgia si è sempre spesa e dopo mille sacrifici e tanta gavetta, la partecipazione a molti concorsi - Miss ragazza per il cinema, Miss mondo, Miss bella d’Italia – è riuscita a salire sul gradino più alto del podio. Questo successo le permetterà di volare nella città della moda italiana dove potrà usufruire di una borsa di studio per approfondire discipline importanti per la sua carriera di modella, quali portamento e dizione, senza tralasciare gli studi al Liceo delle scienze umane, indirizzo che aveva intrapreso a Gela. Firmerà anche un contratto lavorativo che durerà un anno.

Il padre Claudio, ex finanziere, sostiene commosso e soddisfatto di essersi comportato da militare anche a casa con sue quattro bellissime figlie, ma che Giorgia è l’unica che è riuscita a sciogliergli il cuore. “Ringrazio la Concy Events – dice ancora il papà Claudio - che ha aiutato mia figlia in questo percorso di sogni e bellezza, serietà e familiarità che hanno portato Giorgia al successo”.

Anche la giovane Giorgia ringrazia la Concy Events. “Perseverare - dice - mai arrendersi. E coltivare il sogni: è questo il segreto”. 
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A Palermo, in un resort a 5 stelle, le bellissime modelle della Concy Events sono state ospiti per due giorni di preparazione al concorso. Lì hanno potuto godere di lunghe e rilassanti pause in piscina e lauti banchetti.
Il concorso di bellezza  nazionale porterà le finaliste a Dubai.

Passa le selezioni la bellissima Jessica Reina, prima classificata nella straordinaria serata “Piastre e lustrini”: in perfetto stile americano, la serata ha visto la partecipazione di ospiti da ogni parte del mondo, tanto da rendersi necessaria la traduzione in più lingue.
Jessica, 19 anni, di Niscemi si è detta emozionata degli apprezzamenti della giuria che l’ha paragonata alla bella Barbie.

Anche Christine Tabbì sale il podio, sul gradino più basso, passando comunque le selezioni. La modella locale non è nuova a queste emozioni. Fan sfegatata di Belen Rodriguez, scoppia in lacrime al momento dell’intervista e dichiara: “Il sogno...il mio sogno era questo fin da bambina. Fingevo di essere intervistata e con mia sorella nel bagno parlavamo al microfono che non era altro che una spazzola. Dedico questa vittoria a mio padre e mia madre oltre ai miei manager Beppe Quattrocchi e Concy Liardo. Ho fatto tanti sacrifici e finalmente quello che era un gioco inizia a prendere forma”.

“La prima telefonata – dice, invece, Jessica, prima classificata – l’ho voluta fare alla mia manager Concy Liardo che, per motivi di lavoro, non ha potuto essere qui con noi. Anche se, sono certa, per il bel rapporto che ci lega da due anni, era qui con il cuore”.

Concy Liardo, infatti, insieme al marito Beppe Quattrocchi, non ha potuto accompagnare le due miss per impegni legati all’organizzazione della prossima serata: Niscemi sotto le stelle.
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Emozioni per i ragazzi della Concy Events che approdano ad Agira, in provincia di Enna, per un prestigioso evento che procaccia bellezze da portare al successo. Un casting che offre un anno di contratto per una nota agenzia moda di Milano la quale formerà i modelli e li proporrà a marchi di calibro nazionale.

Oltre 140 partecipanti, ragazzi e ragazze di ogni età provenienti da ogni angolo della Sicilia. Presenti nel folto gruppo anche ragazze russe e svedesi.

Sono state scelte, per la capitale della moda, le bellissime Jessica Reina (19 anni, di Niscemi), studentessa che, oltre alla passione della moda che le ha regalato grandi soddisfazioni, è anche ballerina di danza classica . Modella in passerella e modello nella vita, per la sua azione nel sociale: Jessica, infatti, oltre ad essere animatrice di grest locali, aiuta anche i meno fortunati. La giovanissima Jessica Reina dichiara: «La bellezza che bisogna curare di più è quella dell'anima. I trofei più prestigiosi che ricevo sono quelli che mi regalano i miei bambini del grest ed i disabili che vedono in me ciò che loro purtroppo non sono. Con me riescono ad oltrepassare le barriere con cui fanno i conti ogni giorno; sono dei fan fedelissimi che mi seguono con amore e ai quali dedico ogni mia vittoria e traguardo».

Arriverà a Milano anche Simona Incarbone (16 anni, di Niscemi), modella della Concy Events, atleta del salto in alto. Viso pulito incorniciato da capelli color carota, lentiggini e un cuore pieno di sogni. Molti riconoscimenti per lei quest'anno.

Ancora raggiungerà le colleghe la bella Giorgia D’Errico, 16enne studentessa ambiziosa, che ha dichiarato che con questo traguardo raggiunto vede avvicinarsi il sogno di tutta una vita.

Ancora Ginevra Dal Piva (15 anni): adolescente dolcissima che si cela dietro un corpo da donna.

Inconveniente per Livio Riggio, Noemi Lionti e Cristina Tabbì che arrivano in ritardo al casting a causa del traffico provocato da un incidente stradale. Il verdetto era già stato annunciato al loro arrivo ma si sono mostrati comunque entusiasti per il successo delle colleghe e hanno dichiarato di non voler demordere e di avere intenzione di partecipare alla prossima selezione.

Il manager Beppe Quattrocchi, presidente della Concy events, assieme a Concy Liardo, direttore artistico della stessa agenzia, emozionati, si sono rapportati con i colleghi dell’agenzia Mourrou.

 

«Fra gli spettatori - dichiara Beppe Quattrocchi - erano presenti i genitori delle nostre ragazze, per me amici insostituibili, Loredana Valenti, Angela Caruso, Graziella Dal Piva e Filippa Masi».

«Per noi – dichiara Concy Liardo - il “comitato mamme” (come ama chiamarle) è costituito da figure importanti, sempre da supporto per le figlie ma anche e soprattutto per noi che, laboriosi, cerchiamo di impartire lezioni di portamento e anche di vita a questi giovani che in un futuro sempre più prossimo affronteranno la vita con dolci ricordi nel cuore e sorrisi radiosi. E chissà che il sogno non diventi un giorno realtà!»

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A simboleggiare la grandezza del potere divino in terra e la potenza del mediatore tra mondo terreno e mondo spirituale, il copricapo forse più antico - e di certo più ricco - di sempre: la corona.
Nel suo più generico significato, essa vuole esprimere il "limite", la fine di un qualcosa che, nell'immediato, cederebbe il posto all'inizio di qualcos'altro. Nella più antica concezione, dal limite umano prenderebbe forma l'immensità divina.
Ma, bando alla retorica: quanti di noi conoscevano realmente la valenza simbolica del copricapo più lussuoso di sempre? E quanti monarchi non l'avranno indossata soltanto per sfoggiare una sfrenata ricchezza nelle cerimonie ufficiali?
Diciamocelo, con il tempo, la corona si ridusse a nient'altro che ad un accessorio, ed iniziò, priva di ogni tipo di significato, ad essere riprodotta nelle più svariate forme e nei più impensabili materiali, così da poter essere indossata dai più vanitosi.


Il più grande esempio dell'utilizzo di copricapi che per eleganza e scintillio ricordano più d'ogni altro le corone regali, è da ricercare certamente nella classe del Charleston: velette piumate e ricoperte di pietre e brillanti, fasce scintillanti di paillettes e piume tra i capelli, atmosfera frivola e lussuosa che ha in sé il mistero del passato, perfettamente descritta da Fitzgerald nel raccontare lo sfarzo della vita di Gatsby. Difficile uscire da un quadro di feste, balli, lusso ed eleganza: immagine che, in realtà, ebbe appena il tempo di essere dipinta, cedendo presto il posto a nastri legati in grandi fiocchi delle formose bellezze del jazz e del rock'n'roll, alle scialbe fasce hippie con fantasie psichedeliche e strani cappelli della fine degli anni '60.



Fiocchi colorati, nastri di raso e corone di fiori arrivano oggi a sintetizzare la storia di uno degli accessori più utilizzati di sempre. Non simboleggeranno grandezza e potenza, non premieranno i più grandi meriti - come scordare la corona d'alloro? - ma, di certo, queste nuove "corone" spingeranno chi le indossa a viaggiare nelle epoche tra colori, stile ed atmosfere differenti.
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Chi, di noi donne, non ha mai provato a sacrificare il piacere del mangiar bene pur di entrare in una striminzita 38?



Gambe lunghe e sottili, ventre piatto, tratti marcati in viso ed inespressività caratterizzano l'ideale di 'bello' che lo scialbo XXI secolo ricerca. Manichini cui hanno insegnato a camminare indossano abitini, tailleurs, pantaloni a sigaretta e giacche dal taglio chanel a rappresentare la nuova donna che riesce ad emergere ed occupa un posto sempre più di rilievo nell'industrializzato 2000. Una donna che riesce a farsi spazio lottando coi denti e facendosi valere per ciò che è, che sente il bisogno di affermarsi completamente: con la sua intelligenza e le sue capacità ma anche con le sue forme ed il suo stile.

Ecco che, in un panorama di certo più complesso di quanto non sembri a leggerne, si fanno strada nuovi modelli di bellezza che, in contrasto con quelli ormai convenzionalmente accettati, hanno sempre meno a che fare con la perfezione a cui siamo abituati. Gambe tornite e muscolose, seni abbondanti e ventre carnoso a ricordare le belle pin-up dei primi decenni del '900; bellezze che hanno accompagnato i soldati americani nella prima guerra mondiale, che hanno fatto girare la testa ai giovanotti nei jazz club, tornano a far sognare i nostri uomini. Tornano insieme ad uno stile raffinato e sobrio - proposto dalle più grandi case di moda ma presente e reso accessibile al pubblico dai grossi punti vendita - che si ispira alle grandi dive del secolo scorso.



Anni '40 e '50 rivivono nelle gonne a ruota e nelle voluminose acconciature laccate; perle, pizzo e capelli ondulati ricordano il charleston dei '30. E ancora: fantasie geometriche, linee rette, rigidi tessuti e gambe scoperte a rappresentare i nuovi '60.



Una rivalutazione delle epoche precedenti che trova grande consenso tra il pubblico femminile (e, sì, potremmo dire anche tra quello maschile) e che si estende ad ogni ambito di ciò che consideriamo "arte".

Che si stia scrivendo una nuova pagina della storia partendo dalla nostalgia del nostro passato?
Beh,ciò che è certo è che si potrà essere belli senza per forza rinunciare a buon cibo.
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