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Cronaca (991)

Arresti domiciliari per Emanuele Calabrese, 47 anni di Gela. L’uomo dovrà scontare due anni di reclusione per ricettazione. Il provvedimento è stato eseguito dagli agenti del Commissariato. E sempre la polizia, ha arrestato, Salvatore Gravagna, 35 anni, per minaccia. Dovrà scontare 40 giorni di reclusione. Anche in questo caso all’uomo, sono stati concessi gli arresti domiciliari. 

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Cinque agrigentini sono stati segnalati dagli agenti del Commissariato di Gela per una rissa scoppiata al mercato settimanale. I cinque, tutti ambulanti, dopo una discussione scoppiata per futili motivi, dalle parole sono passati alle mani. Per sedare gli animi, si è reso necessario l’intervento della polizia, che dopo averli identificati, li ha segnalati all’autorità giudiziaria per rissa. 

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Gli agenti del commissariato di Gela, hanno denunciato 11 extracomunitari, 10 dei quali sono minorenni, per aver sequestrato un educatore in servizio in un centro di accoglienza. I migranti avrebbero inscenato una protesta all’interno della struttura per lamentarsi delle carenti condizioni in cui versava il centro di accoglienza. La protesta è rientrata solo dopo l’arrivo della polizia che dopo aver identificato gli undici extracomunitari li ha segnalati per sequestro di persona.

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In merito agli arresti della banda di rumeni dedita a furti e rapine, reati per i quali vi era stato un notevole allarme tra i cittadini di Gela, Carmelo Marino, segretario provinciale del (sindacato autonomo di polizia) si complimenta con i poliziotti del locale Commissariato di pubblica sicurezza i quali con grande sacrificio ma limiti in termini di carenza di organico, e di esigue risorse disponibili, ogni giorno contrastano la criminalità in città. In questo evento si vuole sottolineare il contributo tecnico-scientifico dato all'indagine dai poliziotti della Polizia Scientifica del Commissariato, unità altamente specializzate nella ricerca delle tracce e quindi delle prove di un reato. Grazie al loro fondamentale operato hanno permesso agli organi investigativi di sgominare e arrestare la banda di rumeni che ogni notte era dedita a razzie, finanche nel danneggiamento ed a furti in danno della “Chiesa della Madonna delle Grazie” a cui tutti i gelesi sono devoti. 

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Ancora un inquietante attentato incendiario a Gela. Questa volta la vittima è il deputato uscente di Forza Italia, Pino Federico. Durante la notte, è stato dato alle fiamme il portone della sua abitazione, in via Margi, alla periferia della città. Pino Federico, medico dentista, in passato presidente dell'ex Provincia di Caltanissetta, è stato deputato per due legislature e nell’ultima tornata elettorale anche se è stato il più votato a Gela non è stato eletto. 

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L’imprenditore gelese Emanuele Catania, di 69 anni, è considerato uno dei nomi più noti del settore ittico siciliano. Avrebbe un legame quasi ventennale con i Rinzivillo, come hanno raccontato numerosi collaboratori di giustizia che hanno indicato l’imprenditore da sempre al servizio del clan fin dai primi anni Novanta.
Il presunto boss Salvatore Rinzivillo avrebbe deciso di intraprendere un rilevante import-export di pesce tra la Sicilia, il Marocco, il Lazio e la Germania, in collaborazione con Francesco Guttadauro, già condannato per associazione mafiosa e figlio del boss mafioso-medico Giuseppe.
Catania, dicono gli investigatori, come gli imprenditori Carmelo e Angelo Giannone, avrebbe amministrato società e ditte individuali, attive nel commercio all'ingrosso e al dettaglio di prodotti ittici. Quello tra Emanuele Catania e il clan Rinzivillo, dicono gli inquirenti, è un "legame a doppio filo", esistente da circa trent'anni: sono numerosi i collaboratori di giustizia che lo hanno indicato come imprenditore al servizio del clan di Cosa Nostra, fin dai primi anni Novanta.
Secondo gli inquirenti Catania avrebbe ottenuto l’intervento del clan Rinzivillo nei rapporti con altri imprenditori vicini ad altre famiglie mafiose siciliane. Mentre i vertici del clan avrebbero utilizzato alcune floride attività commerciali locali per riciclare il denaro proveniente dai traffici di droga e delle estorsioni.
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Sgominata a Gela una presunta banda di rumeni specializzata in furti in abitazione. Quattro le misure di custodia cautelare emesse dal Gip del tribunale di Gela e una dalla Procura dei minori ed eseguite dalla Polizia. La banda avrebbe compiuto diversi furti in città. Avrebbe assaltato scuole, chiese, locali commerciali e abitazioni. Ben radicata sul territorio e in particolare nel quartiere San Giacomo, una volta impossessatasi della refurtiva, che veniva rubata in base alle richieste, la ricettava. L’operazione è stata denominata “Ladri di Biciclette”, perché in un’occasione venne chiesto dal committente proprio il furto di una bicicletta. Ma a destare maggiore preoccupazione erano soprattutto i furti negli appartamenti. Lo scorso maggio, due rumeni, nel cuore della notte si introdussero nell’appartamento di due anziane ultrasessantacinquenni, mentre stavano ancora dormendo e dopo averle immobilizzate, picchiate e terrorizzate portarono via soldi e qualche gioiello. Uno di loro però, venne arrestato dopo un inseguimento sui tetti di alcune abitazioni della città. Le indagini sono state condotte grazie anche all’ausilio delle immagini di alcuni sistemi di videosorveglianza, intercettazioni telefoniche e ambientali. Si tratta di personaggi già con diversi precedenti penali, noti alle forze dell’ordine. Due al momento sono irreperibili. In manette sono finiti Mihai Cosmin Hutanu, con precedenti per furto, ricettazione e danneggiamento e Marius Ciprian Maftei con precedenti per furto, ricettazione rapina e sequestro di persona. Anche il minore, di 17 anni, è stato rinchiuso in carcere.

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Una nuova ordinanza di custodia cautelare in carcere per associazione mafiosa è stata emessa dal Tribunale di Caltanissetta, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia nissena, nei confronti di un noto imprenditore siciliano, attivo nel settore ittico, business già emerso come di interesse della famiglia mafiosa di Cosa Nostra, nella sua articolazione territoriale denominata “clan Rinzivillo”. Si tratta di Emanuele Catania, 69 anni, noto imprenditore gelese operante nel settore ittico. Parallelamente all’arresto dell’imprenditore gelese, i Finanzieri del GICO di Roma e la Squadra Mobile di Caltanissetta hanno dato esecuzione al sequestro preventivo di una ditta individuale, nonché del capitale sociale e dell’intero compendio aziendale di altre tre società di capitali, tutte con sede a Gela, per un valore complessivo di stima pari a circa 7 milioni di euro.  
Quello tra Emanuele Catania, e i fratelli Rinzivillo è un “legame a doppio filo”, esistente da circa trent’anni: sono numerosi i collaboratori di giustizia che hanno indicato Catania come imprenditore al servizio del clan di Cosa Nostra, fin dai primi anni novanta.
Una sinergia, questa, che trova fondamento in una duplice esigenza: quella di Catania, di vedere salvaguardate le proprie imprese rispetto alle pretese estorsive del clan Emanuello, altro storico sodalizio mafioso attivo a Gela, nonchè di ottenere l’intervento della Famiglia Rinzivillo nei rapporti con altri imprenditori vicini ad altre famiglie mafiose siciliane; quella dei vertici del “clan Rinzivillo” di asservire alcune floride realtà commerciali locali, a vantaggio dell’organizzazione, per realizzare il riciclaggio dei proventi dei traffici di droga e delle estorsioni.
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Sgomitata a Gela una banda di rumeni specializzata in furti in abitazione, ricettazione e rapine. Cinque le misure di custodia cautelari eseguite dagli agenti del commissariato di Gela, nell’ambito di un’operazione denominata “Ladri di biciclette”, coordinata dalle Procure di Gela e dei Minorenni di Caltanissetta ed emesse dal Gip presso il Tribunale di Gela Lirio Conti e dal Gip presso il Tribunale dei minori di Caltanissetta Antonina Sabatino. Gli inquirenti ritengono di aver fatto luce anche su due rapine nei confronti di altrettante anziane di Gela e di una rumena. I particolare dell’operazione saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che si terrà alle 11 al Commissariato di Gela, alla presenza dei vertici delle Procure di gela e dei minorenni di Caltanissetta.
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La Corte dei conti  ha condannato Giorgio Navarra, in servizio all’Agenzia delle entrate di Gela, a risarcire il ministero dell’Economia di 116 mila euro per avere effettuato sgravi tributari «senza alcuna giustificazione e con la generica motivazione "riliquidazione" - si legge nella sentenza - Per tali sgravi, non erano stati reperiti i fascicoli cartacei».
In primo grado l’impiegato era stato condannato a risarcire 165 mila euro. Secondo i giudici d’appello della Corte dei conti "non può non tenere nel debito conto che l’attività del Navarra è stata resa possibile da altrui tolleranze o mancanza di adeguati controlli che, senza escludere la responsabilità dell’impiegato, vanno, comunque apprezzate al fine di ridurre l'ammontare dell’addebito - prosegue la sentenza - Tenuto conto di tali obiettive ed indiscutibili circostanze con valutazione improntata ad equità, che non tutto il danno, sotto il profilo causale, possa essere addebitato al Navarra ma solo il 70% di esso (pari ad 116.666,79), compresa rivalutazione monetaria; mentre il restante 30% (pari ad 49.700,05) debba ascriversi alla responsabilità di chi ha omesso di apporre al sistema informatico i limiti necessari per impedire l’accesso al singolo operatore».
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